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Forum del Canarino di Colore
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L'Italia che va ... "il giro di boa"

Siamo tornati al giro di boa. La stagione cove è conclusa, i nostri canarini hanno mutato e sono decisamente pronti per le competizioni. Le cassette postali degli allevatori hanno ripreso a contenere gli inviti per le partecipazioni alle mostre ornitologiche.
Tutto funziona come il meccanismo di una macchina perfetta e, in tutta onestà, gli allevatori devono essere orgogliosi di tanta efficienza, di come tanti addetti ai lavori si prodighino per offrire ogni anno una kermesse di appuntamenti, dislocati su tutto il territorio nazionale e fruibili a seconda delle diverse esigenze competitive.
Ma .
C'è sempre un "ma ." in questa "Italia che va". Un "ma ." che si orienta tra le notizie di economia dei media (poco rassicuranti), le previsioni di una possibile ripresa e le nostre controtendenze. L'Italia è in crisi. Il nostro hobby ha i suoi motti, i suoi slogan e, perché no, anche i suoi opportuni stratagemmi.
Dodici mesi fa, non si tratta di medioevo, sicuramente si viveva meglio, eppure eravamo lungimiranti, già si parlava di interventi necessari, quanto migliorativi, per fronteggiare spese e bilanci. Il problema costi delle esposizioni e costi per gli allevatori erano all'ordine del giorno proprio sulle pagine della nostra rivista istituzionale.
La questione della premiazione in oro, per esempio, rappresentava un argomento serio che aveva evidenti pareri favorevoli e contrari, con l'ago della bilancia spostato dal lato del privarsi di questa abitudine storica perché, a consuntivo, avremmo avuto tutti un notevole risparmio sui preventivi di spesa e di riflesso una riduzione dei costi degli ingabbi.
Ripudiare una costumanza, qualcosa che appartiene alla storia, è comunque un atto deciso e perentorio. Un passaggio epocale che determina una svolta sostanziale anche nel modo di individuare ed interpretare l'aspetto competitivo di un banalissimo hobby.
Gli storici questo lo sanno, ma lo sanno a memoria anche gli strateghi, coloro che devono far passare inosservata o motivata (dipende dai punti di vista) una trasformazione della moda e del costume.
I fatti, anche "nell'Italia che va", si alternano sugli stessi binari. Dal nostro canto doveva essere l'offrire lo stesso un ottimo evento, gravando il meno possibile sulle tasche e sui bilanci famigliari, perché (ce lo ripetiamo spesso per non distrarci) questo trattasi di un hobby. Eliminare l'oro rappresentava una decisione energica, ma pragmatica, che alla fine ha trovato diverse logiche e tanta comprensione. Se poi serviva per fronteggiare quei costi, che per gli allevatori erano diventati eccessivi, non si discute nemmeno. Affare fatto. Eravamo tutti concordi: fare a meno della premiazione in oro per poter concedere alle Associazioni organizzatrici degli sgravi e poter, di riflesso, garantire un prezzo ingabbio ribassato per la partecipazione alle mostre espositive. Tutto sembrava aver funzionato alla perfezione: i costi degli ingabbi sono stati ribassati per davvero!!!

In questa Italia di credenti e peccatori c'è un proverbio che recita all'incirca così: "Terminata la festa, gabbato lo santo".
Dodici mesi dopo giungono gli inviti delle mostre ornitologiche ed è lampante evidenziare che i costi ingabbi sono stati riposizionati sui valori originari. L'allevatore è sbigottito. Insomma, che gioco è? La stessa Internazionale di Reggio Emilia, che con la premiazione in oro non c'entrava nulla, s'era adeguata alla linea di condotta dettata dalla scelta di intervenire a vantaggio del contenimento delle spese e dei costi. A vantaggio di noi allevatori, che poi lo siamo tutti indistintamente, organizzatori di mostre e giudici.
I costi ingabbi sono tornati al gioco che si giocava prima. Sarà stato lo stratagemma preventivato, oppure l'esito di un progetto non ponderato bene?
Carta vince, carta perde . questa è la carta che vince, questa quella che perde: dov'è la carta che vince? Dai no, questo non è possibile.
Davvero si pensa che basti solo un anno per credere che gli allevatori non possano risentirsi (o accorgersi), oppure (se dettate da contingenze inevitabili) possano mal interpretare questa spiacevole ed insana situazione?
Reggio Emilia sicuramente è un fatto a sé. La proposta di partecipare a tale mostra è così ambita che davvero potrebbero equiparare i loro costi al Campionato Italiano. Non l'hanno fatto da tempo immemorabile, quale significato di una logica aziendale che interpreta in modo diversificato il bisogno popolare e la necessità d'impresa. Infatti quest'anno, a carico degli interessi d'impresa, hanno aumentato i tavoli del 20%. Però, Reggio Emilia ha riportato i costi ingabbi ai valori di prima, gravando anche sul costo popolare. La cosa ci fa riflettere. Tuttavia, la si cita non per biasimarla più di tanto, ma per il semplice fatto che da sempre questo evento è un indiscutibile esempio di riferimento, un modello a cui tante altre organizzazioni ipotizzano di arrivare. Quindi l'attenzione va posta sull'esempio che darà.
Anche l'Internazionale di Vicenza che nel 2008 era intervenuta energicamente (ingabbio a €3,50 a soggetto) ha applicato un aumento di 50 cent..
Pare che tutti abbiano aumentato almeno di mezzo Euro. Si tratta di un accordo all'unisono? Evidentemente, giustificato in modo opportuno, il problema dei costi nell'organizzazione mostre esiste ancora, ma servirebbe qualche altro escamotage, perché è evidente che dal punto di osservazione dell'allevatore la questione risulta ancora una volta penalizzante. Possibile che nessuno ponga attenzione alla risposta? A noi allevatori conviene avere costi più contenuti, specialmente se leggiamo l'invito ad una mostra dopo aver ascoltato un TG televisivo che ci aggiorna e ci spaventa sulla crisi che incombe in tutto il mondo.
Dodici mesi fa eravamo veggenti, adesso sembra che si vada in controtendenza e chissà che la giustificazione non sia ancora una volta un motto: "tanto il nostro è un hobby!". Come dire che c'entriamo con la crisi economica mondiale.
Domanda lecita: ma la premiazione in oro incideva in modo rilevante sui costi, oppure era solo un'appendice fastidiosa per taluni?
Che ne direbbero le Associazioni se organizzassero meno mostre, geograficamente ben distribuite, così da avere maggiori presenze e più introiti per un unico evento, riabbassando definitivamente i costi d'ingabbio?
A ragiornar di logica non ci vorrebbe molto. Così, per il 2009 siamo tornati alle vecchie maniere. Le mostre saranno pressoché identiche a quelle della storia di sempre, i costi ingabbi ricollimano con quelli già trasfigurati (raddoppio) dal boom dell'Euro . l'unica variante, non c'è più la premiazione in oro. Come dire siamo tornati al giro di boa.
Detto, fatto: una cosa nella nostra storia sono riusciti ad eliminarla.

Altra osservazione
Sempre per restare in tema costi. Nel Forum del CLUB Amici del Canarino di Colore (www.clubcolore.it) s'è parlato, tra le tante cose, del catalogo "risultati e classifiche" che, sull'onda dell'entusiasmo dell'imitazione delle grandi mostre, è stato acquisito come strumento di voce attiva nel libro mastro. Il vezzo che determina un obbligo d'acquisto al momento dell'iscrizione.
Tale prassi non convince molto, specialmente quando si tira il totale della spesa da sostenere e allora, immediatamente, si va a cancellare un canarino dalla scheda ingabbio per far stare in equilibrio la spesa. Specialmente se viene adottata da mostre che fanno ingabbi limitati e dove si partecipa per senso sociale.
Le disquisizioni in merito (da leggere sul forum) sono numerose e sconfinano dalla necessità di offrire il libero arbitrio sull'acquisto, alla constatazione che, in una mostra con pochi ingabbi, sia uno strumento di scarsa utilità.
È evidente che questa gabella (nella maggior parte dei casi è opportuno chiamarla con il nome proprio) è un ulteriore aggravio di spesa sugli allevatori che alla fine serve per far quadrare qualche conto in più. Nessuno dice nulla, nessuno fa nulla, gli allevatori la pagano.
Buona parte della sintesi della discussione converge nella frase di rito: ". poi si lamentano che gli allevatori non vanno a tante mostre".

A cura della Redazione del
Club Amici del Canarino di Colore

(inviato ad I.O. e Alcedo. In pubblicazione sul numero di Alcedo Settembre/Ottobre 2009, nella posta dei lettori).